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Indifferenza sociale: quel buio nell’anima che rende disumani

L’indifferenza sociale è un fenomeno cognitivo, emotivo e comportamentale sempre più diffuso. Tendiamo a vivere nella nostra zona di sicurezza, ignorando chi ci sta vicino per non essere disturbati e infastiditi da tutto ciò che non corrisponde alla nostra visione del mondo.

Siamo talmente abituati ad andare dritti per la nostra strada che abbiamo smesso di porci domande e cerchiamo soluzioni facili, spesso frutto di pregiudizi, per eliminare alla radice ciò che non corrisponde alla nostra visione della realtà.

L’indifferenza è un pericolo concreto, tende a spersonalizzare le altre persone, riducendo chi è ‘diverso’ ad una cosa tra le cose.

Analizziamo insieme le radici dell’indifferenza sociale e le sue dirette conseguenze.

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Mi guardi ma non mi vedi … continui a guardarmi ma non mi vedi comunque

Indifferenza sociale: ignavia, accidia, viltà

L’indifferenza sociale è lo stato intellettivo, emotivo e comportamentale di chi non mostra interesse, simpatia, empatia, emozione e turbamento dinnanzi ad un fatto che tende a toccare l’animo umano sia esso positivo o negativo.

L’indifferenza è un sentimento antisociale che fa percepire tutto ciò che è diverso da sé  come minaccioso e pericoloso per la propria sicurezza.

Chi subisce l’indifferenza sociale si sente trasparente come vetro il mondo che lo circonda non lo vede. L’indifferenza ti fa sentire invisibile agli occhi degli altri, le tue parole cadono nel vuoto o peggio ritornano come un’eco.

Le radici dell’indifferenza sono molteplici e non sempre facili da riconoscere. Si fondano su sentimenti e comportamenti limitanti e depotenzianti che umiliano il senso stesso di umanità.

  • Ignavia
  • Accidia
  • Viltà
  • Sottomissione
  • Anaffettività

L’ignavia si manifesta attraverso comportamenti come la pigrizia, l’indolenza mentale e spirituale, la viltà. Gli ignavi non vogliono fastidi, non prendono una posizione netta a causa della propria cattiva coscienza che li porta a non volersi esporre facendo sentire la propria voce.

Per gli ignavi è preferibile assumere una posizione di comodo, ampiamente condivisa, senza porsi troppe domande e quando serve volgere lo sguardo altrove.

L’accidia si manifesta attraverso comportamenti inerti, disinteressati, indifferenti verso ogni forma di azione ed iniziativa. Tali comportamenti nascono dai seguenti stati d’animo:

  • Noia
  • Monotonia
  • Senso di immobilità
  • Vuoto interiore

La viltà pietrifica lo spirito. Per viltà si smette di agire, tendendo a rinchiudersi in sé. La viltà deforma la percezione della realtà, trasformando il mondo in un luogo inospitale dove aggirarsi con sospetto e diffidenza.

Ma che vuoi? Tu non esisti!

Quando decidi di chiudere il tuo cuore all’esistenza di fatto non permetti alla sofferenza di entrare nella tua vita ma nello stesso tempo, chiudi la porta anche alla gioia, allo scambio, alla possibilità di andare oltre te stesso, verso la felicità.

Improntare la propria vita alla sottomissione, al silenzio dello spirito, alla ricerca spasmodica di sicurezze, porta alla morte dell’anima. Hai capito benissimo, la tua anima muore! Sottomettersi all’opinione comune, al potere del più forte, significa annullarsi, svilirsi come essere umano.

Sottomettersi significa perdere la propria energia vitale per donarla a qualcun altro. Ti fa sentire umiliato, impotente, di fronte a chi esercita il proprio potere su di te.

Stati d’animo come empatia, attenzione all’altro, prosocialità sono a fondamento dell’umanità. Decidere di ignorare queste pulsioni dell’anima rende anaffettivi, distaccati, incapaci di riconoscersi nell’altro.

L’anaffettività può sfociare in comportamenti patologici e/o criminali.

Per un soggetto anaffettivo l’incapacità di mostrare reazioni affettive può avere diverse origini:

  • Privazione affettiva nella prima infanzia
  • Abbandono
  • Maltrattamento
  • Abuso

Chi nell’infanzia non ha conosciuto il linguaggio dell’amore espresso in cure, attenzioni, gesti, parole, sguardi e abbracci, crescendo non lo riconosce quindi non lo può usare quando si relaziona con gli altri.

Per queste persone l’empatia è un sentimento difficile da sentire e riconoscere poiché gli è impossibile mettersi nei panni altrui condividendone le esperienze emotive.

Come uscire dal gelo dell’indifferenza sociale?

Uscire dal gelo dell’indifferenza sociale è possibile solo comprendendo il valore della condivisione, quel sentirsi parte attiva e pulsante del corpo sociale. Capire che ogni volta che la società viene ferita, tu, in quanto individuo all’interno della collettività, subisci una ferita.

Per uscire dal sonno dello spirito insito nell’indifferenza sono fondamentali 2 azioni prosociali:

  1. Prendere consapevolezza di sé e di conseguenza delle altre persone
  2. Assumersi le proprie responsabilità

Nel momento in cui, come insegna Aristotele, diventi consapevole di essere un animale razionale e sociale di fatto comprendi che le tue azioni ricadono prima di tutto su di te e di conseguenza sulle persone che ti sono vicine.

Di seguito a questa comprensione, diventi responsabile per ciò che sei e fai, manifestando tale responsabilità nella tua vita quotidiana:

  • In famiglia
  • Nelle relazioni
  • Nel lavoro
  • Nell’ambiente circostante

Nel momento in cui ti senti parte attiva della società in cui vivi, non puoi ignorare il fatto che tutte le tue azioni, positive e negative, ti tornano indietro. Riscoprire e trasmettere i valori dell’etica, della morale e della prosocialità è l’unico modo per rende il mondo in cui vivi un luogo migliore e per sentirti a casa ovunque ci trovi.

Mi piace l’idea di andare incontro alla vita e agli altri a braccia aperte con la fiducia che l’esistenza non può tradire mai

Se condividi con me questa visione esistenziale ti chiedo di condividere questo articolo e di lasciarmi un tuo commento, in più ti invito ad attivarti con i mezzi a tua disposizione contro la piaga dell’indifferenza sociale. Grazie.

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5 Commenti

  1. Quando vivi circondato da persone cosi e ti rendi conto che da tutti e´ considerato normale comportarsi cosi, e se osi pensarla in modo diversa sei strano… hai una sola via di uscita: scappare! ma dove ?? in qualche societa´ che non e´ ancora stata infettata dal virus dell egoismo e dell indifferenza. oramai nel mondo queste societa´si contano sulle dita di una mano.

    1. Ciao Lorenzo leggo molta amarezza nelle tue parole e mai come in questi giorni tale sconforto è condivisibile. In ogni caso sono convinta che ognuno nella sua quotidianità può fare del suo meglio per rendere il mondo in cui vive un posto migliore. Alle volte l’amarezza rende più difficile il più piccolo cambiamento. Impariamo a volerci più bene, lo dobbiamo a noi stessi e alle persone che vivono intorno a noi. Grazie per il tuo commento.

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