Famiglia Salomon

La famiglia nel lavoro prosociale

La famiglia nel lavoro prosociale è tra gli argomenti che amo di più trattare.

Per tutta la vita ho studiato le dinamiche familiari e le loro evoluzioni partendo dalla mia tesi di laurea che analizzava il concetto di famiglia nel pensiero di Thomas Hobbes e John Locke nel passaggio dallo stato naturale allo stato civile.

Sono consapevole di essere stata fortunata e a tratti invidiata, essendo nata in una famiglia che mi ha amato profondamente.

Per questo motivo voglio ricordare i Salomon con infinita gratitudine nella fotografia che stai vedendo.

La famiglia nel lavoro prosociale è un corpo vivo, in continua evoluzione che non mi stancherò mai di osservare e studiare.

Iniziamo insieme questo viaggio nelle dinamiche familiari e nelle loro infinite evoluzioni.

Famiglia Salomon
In famiglia ognuno di noi ritrova le proprie radici

La famiglia e le sue dinamiche

La famiglia è un corpo vivo che si muove secondo dinamiche interne che possono essere funzionali o disfunzionali, aperte o chiuse al cambiamento.

Il tutto esiste come un’unità organica, non come un insieme meccanico: ogni cosa è in rapporto con ogni altra cosa. Osho – Tantra la comprensione suprema

Nei testi di Lynn Hoffman: Principi di terapia della famiglia e Jay Haley e Lynn Hoffman: Tecniche di terapia della famiglia, le famiglie vengono descritte come un corpo sociale, un organismo vivente in continua trasformazione, analizzate secondo criteri di organizzazione e causalità circolare degli eventi ed equifinalità.

Nathan Ackerman, terapeuta familiare, ideatore della terapia dell’assurdo, definisce la famiglia come: ‘una unità bio-socio-emotiva’ da studiarsi unitariamente in quanto gli elementi che la compongono non possono essere tra loro scissi quando la famiglia presenta tratti di disfunzionalità.

I comportamenti disfunzionali del singolo, appaiono come un disagio relazionale e disfunzionale dell’intera famiglia che si risolve nella manifestazione di un conflitto causato principalmente dalla volontà di uno o più membri della famiglia impegnati nelle contrapposte dinamiche:

  • continuità/cambiamento
  • legami di appartenenza/bisogni di individuazione

La famiglia disfunzionale

Le famiglie disfunzionali tendono a sopravvivere: ‘ossia vivono letteralmente su se stesse’.

Qui puoi trovare il link al mio articolo: La famiglia disfunzionale: dinamiche relazionali e tipologie familiari

L’approccio sistemico-olistico alla famiglia si fonda sulle seguenti idee condivise:

  1. La famiglia viene considerata come un sistema.
  2. Ogni comportamento viene letto in funzione della relazione.
  3. Il punto di debolezza da soggettivo, caratteristico di un membro appartenente alla famiglia in analisi, diviene familiare coinvolgendo l’intero sistema e le sue dinamiche.
  4. Il cambiamento è visto come mutamento del modello di relazione tra più individui appartenenti alla stessa famiglia.

 L’approccio olistico nel definire una famiglia si fonda su una visione sistemica ponendo in essere un capovolgimento dell’ipotesi meccanicistica.

Karl Popper definisce olismo sociale la visione della società come organismo al pari di quello biologico, costituito non semplicemente dall’insieme delle parti bensì dal relazionarsi delle parti in essere.

L’universo fisico, biologico, psicologico non viene più inteso come una somma di elementi ma viene definito come l’insieme delle relazioni dinamiche che vengono generate dal rapporto dei diversi elementi.

La visione olistico-sistemica prende in esame tre processi biologici applicandoli all’interno dei gruppi sociali: morfostasi, morfogenesi e scismogenesi.

  • La morfostasi (ha forma di … prende forma di …) causa il rallentamento, il blocco di un processo di sviluppo.
  • La morfogenesi è uno stadio dello sviluppo embrionale in cui ha inizio la formazione del corpo e dei suoi organi.
  • La scismogenesi è un processo di separazione e può essere definito come un: ‘processo di differenziazione nelle norme del comportamento  individuale risultante dall’interazione cumulata tra individui’.

Da ciò si deduce che nessun sistema vivente può sopravvivere senza una struttura, d’altronde un eccesso di struttura tende a soffocare e rende disfunzionale il sistema stesso. Ovviamente nessun tipo di struttura è in sé né buono né cattivo.

Analisi dei principali modelli familiari

Di seguito analizziamo i principali modelli familiari cogliendone le caratteristiche funzionali e disfunzionali.

  1. Modello Cooperativo
  2. Modello Dominatore-Sottomesso
  3. Modello Competitivo

Quando in un sistema intervengono cambiamenti che tendono a modificare la gamma dei comportamenti abitudinari all’interno del sistema stesso, si può assistere al formarsi di resistenze e/o conflitti.

Le criticità sono il segnale di un conflitto in atto, espresso o inespresso.

In una realtà disfunzionale tendono a nascere rapporti simili a circoli viziosi, dove il punto di rottura causa una dinamica relazionale conflittuale, costituita da continui avvicinamenti e allontanamenti delle parti che così facendo bloccano l’interazione non permettendo il cambiamento.

Nel lavoro prosociale, ogni operatore che si trovi a lavorare con le famiglie, deve partire dal principio che ogni situazione ha in sé punti di forza e di debolezza quindi il suo lavoro deve essere impostato sulla costruzione di un rapporto empatico, elaborando eventuali dinamiche aggressivo-distruttive di rabbia, biasimo, ostilità, trasformandole in dinamiche propositive improntate al cambiamento.

Nell’elaborazione dei punti di debolezza che generano sofferenza, è necessario creare spazio per la speranza verso il futuro attraverso la messa in atto di rinforzi propositivi.

Ogni individuo può divenire un essere autonomo solo se riesce a distaccarsi dalla propria famiglia d’origine senza causare traumi al legame familiare attraverso la differenziazione di sé.

Raccontami la tua storia

Murray Bowen terapeuta familiare, afferma: la storia del passato familiare è fondamentale per la ristrutturazione del presente.

In particolare ci si riferisce alle relazioni oggettuali studiate dall’analista William Fairbairn individuando gli ‘oggetti interni’: ricordi e imprinting da parte dei genitori o di altre figure significative che ancora influenzano il vissuto del soggetto.

Affrontare la criticità elaborandola nella sua valenza traumatica significa comprenderne le radici.

I sensi di colpa, la vergogna, la paura e l’aggressività verso di sé e verso gli altri, sono tutti elementi che permettono al disagio di perpetuarsi nel tempo cristallizzandosi.

Diversamente il concetto di perdono e accettazione di sé e degli altri è il fondamento per superare la criticità stessa.

L’approccio sistemico-olistico è un approccio pragmatico.

Il lavoro prosociale con la famiglia tende a ricondurre il soggetto allo stato precedente la comparsa della criticità e la famiglia a superare l’impasse creato dalla crisi momentanea per favorire una dimensione altra, spostando l’attenzione  dalla disfunzionalità con cui si esprime la crisi attuale.

Grazie al cambiamento di prospettiva è possibile dare vita ad un processo di ristrutturazione familiare così da rendere percepibile la crisi e l’inevitabile conflitto.

È necessario cambiare la realtà percepita così da rendere possibili comportamenti differenti

È importante saper leggere e comprendere la ‘politica’ interna ed esterna della famiglia.

Si devono analizzare le coalizioni, gli equilibri, i rapporti di potere in relazione al comportamento disfunzionale, ponendosi delle domande specifiche come per esempio: Perché l’eccesso d’ira compare sempre all’ora di cena?

Ipotesi e verifiche

La formulazione di un ipotesi non è altro che: ‘una supposizione posta a base di un ragionamento, senza riferimento alla sua verità e come punto di partenza per un’investigazione’ è indispensabile nella definizione e risoluzione pacifica del conflitto in atto.

Non esiste una verità assoluta, le soluzioni cambiano a seconda della prospettiva con cui si guarda alla realtà familiare in esame.

Grazie alla formulazione d’ipotesi, possibili da realizzare, si può organizzare un intervento prosociale a favore di ogni  membro appartenente al sistema familiare, non solo al portatore della criticità.

Dare significato al lavoro che si sta svolgendo permette la comprensione delle motivazioni di determinati comportamenti messi in atto dalla famiglia in quel preciso momento.

Il metodo olistico-sistemico crea una dinamica fondata sulla dialettica, definendo tesi e antitesi, per giungere, grazie alla formulazione di ipotesi e loro verifica, ad una conclusione condivisibile dalla famiglia.

L’approccio olistico-sistemico è fondato sulla neutralità, sulla capacità di sfuggire alle alleanze tra i membri della famiglia non esprimendo in tal modo giudizi morali, evitando di farsi coinvolgere direttamente nei conflitti.

L’operatore pur mantenendo un atteggiamento empatico, si deve mostrare distaccato dai conflitti agiti in famiglia, osservando le dinamiche messe in atto dai soggetti coinvolti.

Chi lavora nel mondo della prosocialità si fa simile ad testimone esterno e imparziale così da poter vedere dove il conflitto può portare ma soprattutto individuandone l’origine.

L’operatore nel lavoro prosociale olistico-sistemico

In una relazione prosociale si è allo stesso tempo spettatori ed attori, quindi la propria esperienza è incomunicabile, così come un punto di vista, in quanto soggettivo, cambia durante l’osservazione e il nostro osservare può cambiare la percezione della realtà stessa.

Essere consapevoli di tale dinamica percettiva e cognitiva permette di operare in ambito prosociale efficacemente, in modo partecipato e allo stesso tempo neutrale, mettendo in atto un reale comportamento empatico.

Ogni famiglia ha in sé una peculiarità che la rende unica, per questo motivo è impensabile creare interventi standardizzati, ogni intervento deve partire dalla famiglia stessa e dalla messa in atto delle strategie interne relazionali che la famiglia è in gradi di porre in essere.

Il modello epistemologico olistico-sistemico si fonda su una dialettica circolare, non dualistica, dove tutti gli elementi sono posti in una relazione alla pari.

La prospettiva olistico-sistemica nel lavoro con le famiglie

Se l’individuo deve cambiare, deve cambiare il contesto in cui egli vive

Il contesto in cui si trova a lavorare chiunque operi in ambito prosociale è inevitabilmente influenzato dal proprio stato d’animo che può condizionare la messa in atto dell’intervento stesso.

Nel lavoro con le famiglie, la prospettiva olistico-sistemica risulta efficace in quanto permette di accostarsi alla famiglia e alla sua sofferenza, alle sue disfunzioni, da un punto di vista aperto, considerando la fragilità di uno dei membri come una realtà coinvolgente tutta la famiglia.

Spesso viene messo in luce un indizio che trae origine da un trauma infantile che ha lasciato traccia di sé a livello inconscio: un evento realmente accaduto, una fantasia ricorrente, un desiderio inaccettabile ecc…

Riacquistando il ricordo è possibile l’elaborazione del trauma e la scomparsa o quanto meno il contenimento della criticità.

Per fare questo è fondamentale lavorare con il soggetto e con la sua famiglia che è fonte di informazioni e memorie.

La famiglia così come ogni essere vivente si deve rapportare costantemente con queste dimensioni esistenziali:

  1. La realtà dei fatti accaduti al suo interno e intorno a sé.
  2. Come all’interno del gruppo familiare avviene l’elaborazione: cognitiva, emotiva, e socio-relazionale degli avvenimenti accaduti.
  3. L’analisi dei rapporti interpersonali che si sviluppano nel contesto ambientale, sociale e culturale in cui vive la famiglia.        

La necessità di mettere ordine là dove regna disordine cognitivo, emotivo, relazionale

Lavorare con le famiglie significa affrontare un antico mito: la Torre di Babele, dove i soggetti parlano molte, troppe lingue diverse che rendono il contesto a tratti incomprensibile.

Un disagio è sempre l’espressione di un cambiamento anche se all’apparenza sembra bloccare la situazione.

Per analizzare le interazioni sociali è necessario comprendere la prima legge delle relazioni umane:

‘Quando una persona mostra un cambiamento in relazione a un’altra, quest’ultima agirà sulla prima (persona) in modo tale da diminuire o modificare quel cambiamento’.

Quando in un sistema relazionale ci si trova di fronte ad un impasse comunicazionale si crea un doppio legame, dove un soggetto tende a imporsi su un altro impedendogli di mettere in atto un cambiamento, dando vita ad un messaggio contraddittorio in termini.

Un esempio, tipico della dinamica comportamentale e comunicazionale passivo- aggressiva: ‘So che saresti felice di realizzare il tuo progetto ma non hai il coraggio di iniziarlo’.

Quando in una famiglia si crea una ‘massa indifferenziata dell’io familiare’ il disagio di un membro diviene il disagio dell’intera famiglia creando una situazione disfunzionale.

Esempi di famiglie disfunzionali:

  1. La Famiglia Invischiata dove i ruoli sono troppo rigidi per permettere un cambiamento al proprio interno.
  2. La Famiglia Disimpegnata dove nessuno si prende la responsabilità del cambiamento.
  3. La Famiglia Superiore/Inferiore fondata su dinamiche di potere e controllo della relazione. L’aggressività in questi nuclei familiari si manifesta come violenza psicologica e/o fisica, mettendo in atto dinamiche legate alla dipendenza economica, psicologica e sociale-relazionale del soggetto più debole.

Metodologia degli interventi familiari prosociali

L’involucro sociale è la dimensione che circonda abitualmente ogni individuo dandogli sicurezza.

Nel momento in cui vengono a mancare elementi significativi del proprio involucro sociale, l’individuo si sente perso, bisognoso di sicurezze, la stessa volontà di vivere può risultare diminuita.

I dati necessari da raccogliere all’inizio di ogni lavoro prosociale con le famiglie sono:

  • Chi ha preso i primi contatti
  • Chi fa parte della famiglia nucleare e della parentela
  • Chi ha indirizzato la famiglia a chiedere aiuto (autorità giudiziaria, assistenza sociale, assistenza sanitaria ecc…)  

Come abbiamo affermato più volte l’approccio della psicologia sistemica si fonda sull’analisi delle forze che sono in opera nell’intero sistema familiare, creando una visione ampia che parte dall’analisi dell’individuo e del contesto in cui tale soggetto si trova inserito.

Ogni famiglia possiede un proprio sfondo culturale, propri tempi e ritmi reattivi, usi e costumi che non possono essere cambiati radicalmente con degli interventi imposti dall’esterno.

Come lavorare con la famiglia per la famiglia

Il lavoro prosociale con la famiglia deve essere visto come un luogo neutro dove poter essere liberi di comunicare abbassando le proprie difese.

Ogni criticità va sempre contestualizzata nel sistema familiare.

Nelle famiglie disfunzionali le persone mancano di individualità e autonomia, il pensiero è rigido: non si riesce a concepire che altre persone possano pensare cose diverse.

Inoltre sono famiglie che non amano i cambiamenti e tendono a ripetere dinamiche comportamentali sperimentate in precedenza anche se risultano inefficaci.

Nelle famiglie devianti non esiste un senso di continuità, il passato irrompe violentemente nel presente distruggendo ogni equilibrio. Tali famiglie presentano confini confusi che non permettono il controllo della realtà.

Queste famiglie mettono in atto costantemente delle dinamiche relazionali e comportamentali disfunzionali quali per esempio:

  • La scelta di un capro espiatorio sul quale ricadono tutte le ‘colpe’.
  • La dinamica relazionale disfunzionale della vittima e il carnefice.
  • La costituzione della figura retorica del martire che sacrifica se stesso sino ad annullarsi ecc…

Tali dinamiche relazionali e comportamentali spingono i soggetti più fragili ad identificarsi in tali ruoli, a mentire se necessario per difendersi dai sensi di colpa, dalla vergogna e dall’inadeguatezza che provano.

Dalla mente al cuore

Questi stati d’animo vanno elaborati ma senza cadere nella trappola della ‘povera vittima da salvare’ improntata su ridicoli sentimenti di pietismo.

È importante comprendere gli errori che si commettono ma cadere vittima dei sensi di colpa porta in un vicolo cieco e ad inutili recriminazioni sia da parte del soggetto che da parte di chi deve  intervenire.

In molti legami emotivi, la rabbia sostituisce il vissuto di disagi che restano nascosti, latenti, inespressi.

Le persone che manifestano fragilità vengono spesso strumentalizzate, trasformate in soggetti identificati dal sistema familiare e usati come capro espiatorio per tutti i problemi esistenti in famiglia.

Da questa realtà disfunzionale e manipolatoria si può uscire esclusivamente dimostrando che il soggetto ha qualche cosa da dare e che non è semplicemente un ‘peso morto’ nel sistema familiare.

L’analisi dei seguenti presupposti è essenziale per la comprensione della persona che si sta trattando:

  • Punti di forza: ‘sentirsi persone buone’ positive, adeguate, responsabili e intelligenti.
  • Punti di debolezza: ‘sentirsi diversi’ venire indicati come soggetti identificati, malati, messi da parte, subendo atteggiamenti altrui riprovevoli, aggressivi e violenti.

Il potere dell’immaginario

Grazie al racconto di sogni e fantasie, si comunicano i segreti del sé in modo velato ed è inutile e a tratti pericoloso, tentare di spigare tutto sempre e comunque, a volte un sogno è semplicemente un sogno …

Per stemperare i momenti d’ansia o di depressione, è importante far leva su ciò che piace al soggetto e in particolare su ciò che gli piace fare, mantenendo sempre un aggancio pratico nella realtà.

Trattare un soggetto da debole e impotente significa ridurlo ad uno stato di debolezza e impotenza.

La logica che deve guidare ogni intervento in ambito prosociale si fonda sulla necessità di ridurre l’astratto a qualche cosa di concreto e immediatamente realizzabile qui e ora, utilizzando una politica gestionale della crisi ispirata all’intervento ‘dei piccoli passi’.

In ogni rapporto prosociale è fondamentale il rispetto reciproco tra le parti in gioco.

Deresponsabilizzare gli individui è il modo peggiore di agire in ambito prosociale poiché sottintende che il soggetto, non essendo gestibile verrà affidato, dato in carico ad altri esempio: istituti di degenza e/o recupero di vario genere, assistenza sociale, sanitaria, penitenziaria ecc…

Pensare la differenza

L’elaborazione del dolore è fondamentale per riuscire a creare un clima di collaborazione tra le parti in causa.

I tratti di una famiglia problematica possono essere così riassunti:

  1. In queste famiglie l’autostima è bassa.
  2. L’aggressività è l’unico strumento di difesa.
  3. Le manifestazioni d’ira tendono a nascondere una ferita emotiva profonda e la delusione nei confronti dell’altro e/o della realtà circostante.
  4. Persone differenti percepiscono la realtà in modo diverso.

Trasmettendo alla famiglia una certa distanza dal sé familiare momentaneamente in crisi, dà la possibilità di intravedere un cambiamento.

È fondamentale evitare atteggiamenti di vittimismo, per questo bisogna intervenire sui blocchi della comunicazione, in particolari sui messaggi ambivalenti, tipici nel rapporto di doppio legame.

Poche regole chiare e distinte riescono a ristabilire disciplina e regolamentare atteggiamenti devianti dalla norma.

La disciplina è necessaria in ogni relazione, l’importante è saperla dosare. Infatti disciplinare troppo per il bene del soggetto è sbagliato, quanto non disciplinare affatto per troppo amore.

Ogni cosa detta trova nell’intera famiglia la propria cassa di risonanza

Il clima in cui si svolge un intervento prosociale deve essere ispirato alla collaborazione, non bisogna mai stringere alleanze con una delle parti in causa.

Di fatto l’angoscia che spinge a chiedere aiuto, è il motore che muove l’intervento stesso.

Gli interventi, per risultare efficaci, devono essere visti come una fonte di accrescimento di sé, del sé familiare e non come una risoluzione ‘magica’ messa in atto dall’intervento esterno.

Tutti coloro che vi partecipano devono trarvi qualche cosa di arricchente per motivare la continuazione dell’intervento sul lungo periodo, garantendo così la realizzazione di tutti gli obiettivi prefissati. 

Volontà e responsabilità

Assumendosi la responsabilità per l’elaborazione e la comprensione del dolore, utilizzando lo strumento del colloquio motivazionale e muovendosi cautamente dall’esterno verso l’interno, si diviene significativi a se stessi, affrontando lo sforzo di andare al di là della sofferenza causata dal momento di crisi.

Ogni processo di transfert va affrontato nel qui e ora, nel momento in cui si manifesta.

È importante non imporre alle persone il proprio concetto di realtà, in quanto ogni intervento impostato in una gestalt (forma cognitiva) lontana dalla visione del soggetto e della sua famiglia risulterebbe inefficace.

Le persone tendono ad adattarsi al ruolo che la famiglia sceglie per loro

Inizialmente ogni intervento da proporre nella vita del soggetto deve essere un compito pratico e semplice da svolgere.

Lavorare sui fatti concreti dà più risultati che lavorare sui concetti poiché un’attività pratica risulta più comprensibile e porta risultati propositivi qui e ora, immediati.

Le criticità più profonde prendono vita durante una crisi familiare dove si evidenziano dei cambiamenti di ruolo all’interno del gruppo famiglia.

Nel lavoro prosociale è necessario agire con responsabilità e rispetto verso tutti i soggetti inclusi nell’intervento, impostando un rapporto empatico fondato sulle diverse professionalità in gioco.

In particolare è importante dare voce al soggetto più fragile che spesso è inascoltato, analizzando il suo punto di vista e le scelte che vorrebbe attualizzare per risolvere la situazione di crisi.

Aspettarsi che un intervento funzioni è fondamentale così come manifestare aspettative propositive che motivino i soggetti ad impegnarsi in quello che stanno facendo per risolvere la criticità.

Le persone devono comprendere che la vita è cambiamento e non immobilismo e grazie a questo atteggiamento, cognitivo, emotivo e relazionale, si crea una speranza concreta verso futuro.

Le costellazioni familiari

Bert Hellinger, psicoterapeuta clinico, utilizzando l’approccio olistico-sistemico, creò il metodo delle costellazioni familiari.

La famiglia è il luogo in cui ogni individuo è radicato, le costellazioni familiari sono rappresentazioni sceniche che permettono, attraverso un processo di catarsi di comprendere i cambiamenti che stanno avvenendo nel corpo familiare.

La nostra personalità viene forgiata dal rapporto con i nostri genitori, attraverso condizionamenti familiari determinanti nella definizione del nostro ruolo all’interno della famiglia.

Conoscere e comprendere la propria storia familiare è essenziale, nella scoperta del proprio ruolo all’interno della famiglia stessa.

La rappresentazione di una costellazione familiare permette di scoprire dinamiche inconsce che determinano i rapporti all’interno di una famiglia, mostrando la realtà del sistema familiare, dando una nuova visione dei legami e dei rapporti interdipendenti tra i vari membri.

Grazie alle dinamiche che si disvelano durante una costellazione familiare è così possibile acquistare senso di responsabilità attraverso la comprensione di sé rispetto al proprio nucleo familiare.

Inoltre si viene incoraggiati a rafforzare le proprie potenzialità, riportando rispetto, ordine ed equilibrio e ristabilendo un senso di fiducia nella propria esistenza.

In conclusione

Come operatore nella gestione di costellazioni familiari, analizziamo ora insieme come creare una costellazione familiare.

Per prima cosa bisogna creare un campo di coscienza, dove i vari personaggi si possano muovere sentendosi liberi e al sicuro.

Ogni membro della costellazione viene scelto dal soggetto costellato con l’appoggio se necessario del costellatore (colui che dirige la costellazione familiare) e che coordina la costellazione stessa.

Dal gruppo di partecipanti, il soggetto costellato, sceglie un membro per rappresentare se stesso e un membro per rappresentare il familiare e/o la situazione da cui far partire la costellazione.

Questo processo catartico permette al soggetto di divenire testimone di sé e del proprio sistema familiare.

Come in una scena teatrale, vedendo rappresentate dall’esterno le dinamiche che in tale sistema si creano e agitano diviene così possibile:

  • Comprendere ciò che va compreso.
  • Perdonare ciò che va perdonato.
  • Lasciare andare ciò che non serve più alla propria evoluzione interiore.

Nella speranza che questo lungo articolo sulla famiglia e le sue dinamiche nel lavoro prosociale ti possa essere stato utile di chiedo di condividerlo e di lasciarmi un tuo commento.

Per qualsiasi ulteriore informazione sono qui e sarò felicissima di aiutarti. A tal proposito ti lascio 2 link a degli articoli dedicati alle relazioni di aiuto:

  1. Le relazioni di aiuto nel lavoro prosociale
  2. Come costruire una relazione d’aiuto efficace: io sono qui con te

Inoltre ti lascio il link ad un mio video: Famiglia parliamone insieme.

Infine puoi continuare a seguirmi sul mio canale YouTube.

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