Le parole della prosocialità ispirano azioni fondanti il bene comune

Le parole della prosocialità

Le parole che caratterizzano la prosocialità sono legate a comportamenti improntati alla cura, alla condivisione e alla solidarietà per rendere il mondo in cui viviamo un luogo positivo e benefico per quanti lo vivono insieme a noi.

La prosocialità è il fondamento della società stessa e della salvaguardia del bene comune. In questo articolo voglio definire le parole che rendono la prosocialità una realtà per tutti noi.

Sei pronto ad entrare in questo mondo dove inclusione e comprensione sono a fondamento di un nuovo stile di vita? Iniziamo!

Le parole della prosocialità ispirano azioni fondanti il bene comune
La prosocialità nasce da azioni prosociali di cura, condivisione e solidarietà

Le parole della prosocialità non sono semplicemente parole

Ogni giorno usiamo milioni di parole spesso dimenticando che, una volta pronunciate, le parole hanno una loro vita, una loro anima.

Le parole sono importanti e quelle riguardanti la prosocialità hanno una qualità in più: ti fanno andare verso l’altro per confrontarsi e condividere pensieri, intenti, azioni. 

Di seguito le analizzeremo insieme cogliendone il significato teorico ma soprattutto il modo in cui ognuno di noi può trasformare le parole in azioni concrete, significative ed efficaci, per realizzare un’esistenza ispirata alla prosocialità.

Consapevolezza

La consapevolezza è la comprensione di qualche cosa che non potrai più dimenticare o far finta di non sapere.

La consapevolezza traccia una linea di confine tra il prima e il dopo.

La filosofia definisce la consapevolezza come la possibilità di trasformare in parole ciò che si è compreso.

Ogni momento di consapevolezza dà voce alla tua coscienza più profonda e si manifesta come azione competente e significativa del tuo essere nel mondo circostante.

Paura di cambiare

“Paura: emozione primaria in risposta a un oggetto, una situazione o una persona che sono fonte di pericolo e sono realmente presenti” (Luciano Mecacci, Dizionario Zanichelli delle scienze psicologiche)

La paura è un’affezione dell’anima, un’agitazione prodotta dalla prospettiva di un male futuro capace di causare incertezza esistenziale, dolore e sofferenza. La paura è sempre in presenza di un dolore reale, provato, percepito o semplicemente immaginato.

La paura ti paralizza, non ti permette di andare oltre, cristallizza il momento come se da quel punto in poi non si potesse più procedere.

Chi prova paura vede la sua vita fermarsi, annichilirsi in un’eterna attesa di sicurezze che non saranno mai abbastanza certe nel rassicurare l’animo tremante.

Quando vinciamo le nostre paure ricominciamo a respirare e a muoverci nel mondo condividendo noi stessi con gli altri, accettando il rischio dell’esistere. 

Vita

Nella sua definizione più generale la vita viene intesa come la capacità di prodursi e regolarsi da sé.

Esistono 2 dimensioni esistenziali:

  1. Una dimensione corporea che regola tutte le mansioni legate alla nostra fisicità.
  2. Una dimensione spirituale caratterizzata dalle capacità di desiderare, volere, potere, dovere.

La vita è la manifestazione di sé nel mondo. Vivendo, ognuno di noi, si rivela all’esistenza passando da oggetto esistente a soggetto vivido e vitale.

La vita è movimento si manifesta attraverso 2 dinamiche distinte:

  1. In quanto essere vivente: nasci, vivi, muori.
  2. In quanto essere spirituale, creativo e creatore, crei idee, pensieri, progetti, atti consapevoli e azioni prosociali.

Autoeducazione

L’autoeducazione comprende qualsiasi processo educativo, formativo, rieducativo e risocializzante.

L’autoeducazione ha senso e successo solo ed esclusivamente se porta il soggetto all’autonomia o quanto meno alla capacità di gestire ed utilizzare autonomamente le proprie risorse residue.

Chiunque si occupi di educazione, rieducazione, risocializzazione e formazione ha il dovere di favorire lo sviluppo delle seguenti dimensioni del pensiero necessarie per compiere il passaggio cognitivo da una dimensione eterologa ad una dimensione autonoma della cognitività.

  1. Favorire l’autonomia di pensiero: intesa come capacità di formarsi delle idee generali sulla realtà dei fatti.
  2. Definire i fondamenti per un pensiero critico: inteso come creazione di idee ed opinioni generali e personali corrispondenti alla propria realtà di pensiero.
  3. L’istituzione di percorsi di formazione permanente atti allo sviluppo personale e professionale,  per l’accrescimento delle proprie conoscenze e competenze.

Oggi parlare di autoeducazione non significa più od esclusivamente parlare di  trasmissione di saperi tecnico-pratici.

Le funzioni tecniche, culturali e sociali (il fare cosa/come) non possono più essere distinte dalla dimensione etica dell’agire che implica necessariamente il perché dell’azione che vado a compiere.

I pilastri dell’autoeducazione nel mondo prosociale possono essere così sintetizzati:

  1. Formazione dell’uomo nella sua dimensione olistica: corpo-mente-emotività-spirito.
  2. Maturazione dell’individuo attraverso la conoscenza della propria dimensione esteriore (l’io/ego) ed interiore (il sé).

Silenzio

Il silenzio è un elemento fondante la comunicazione. In ogni processo comunicativo efficace c’è chi parla e chi ascolta stando in silenzio.

Il silenzio è il luogo fisico e metafisico del pensiero, della riflessione, della meditazione. La capacità di rimanere in silenzio è un atteggiamento che permette di cogliere l’ineffabile.

L’essere umano in quanto mortale dinnanzi alla propria fragilità, alla mutevolezza delle cose e delle situazioni non può che chiudersi in silenzio nella contemplazione dell’infinito.

Esistono molti silenzi che caratterizzano le azioni umane:

  • Il silenzio di chi si sente prostrato dall’esistenza
  • Il silenzio rancoroso verso gli altri
  • Il silenzio di chi si sente in colpa

Ludwig Wittgenstein (1889-1951) nella sua opera Tractatus logico-philosophicus afferma:

“Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere”

Libertà

Il termine libertà si può sintetizzare in 3 significati fondamentali:

  1. Autodeterminazione: assenza di condizioni e i limiti.
  2. Libertà come necessità per esprimere pienamente se stessi.
  3. Libertà come possibilità.

La libertà, come autodeterminazione di sé, è la condizione imprescindibile che possiede ogni individuo, per poter decidere come vivere la propria esistenza, ovviamente nel rispetto delle libertà altrui.

La libertà come necessità è una condizione fondamentale dell’essere vivente in quanto tale. La libertà come necessità di manifestare se stessi in azioni volte alla creazione e salvaguardia del bene comune.

La libertà come possibilità apre le porte all’infinito, all’immaginario, alla creatività, permettendo la realizzazione di ogni possibilità possibile.

Meditazione

In filosofia la meditazione è definita come il rapporto originario, intimo e privato, tra il nostro sé e la dimensione trascendente.

La ricerca interiore viene spiegata da San Bonaventura da Bagnoregio (1221-1274) come un percorso ascendente compiuto dall’anima.

Tale cammino prevede 3 gradi di ascesa:

  1. Il pensiero (cogito) come ragionamento sulle cose esterne che manifestano l’ombra della divinità in sé.
  2. La meditazione (meditatio) il raccoglimento dell’anima in se stessa, dove si riflette  l’immagine di Dio.
  3. La contemplazione (contemplatio) dove la mente svanisce e l’anima si perde in Dio. La contemplazione è un dialogo tra essenze.

Indipendentemente dall’essere o no credenti la meditazione è uno degli strumenti più preziosi che il nostro spirito possiede per elevarsi.

Henri Bergson (1859-1941) quando descrive lo slancio vitale creativo, insito in ogni cosa esistente, lo definisce come il perpetuarsi di quel magnifico meccanismo che è l’universo, riproduttore di se stesso.

L’universo è governato da leggi a priori che hanno il potere insito in sé di creare tutto ciò che è

L’universo, la vita, l’infinito, il trascendente o come si voglia chiamare, riproduce se stesso grazie alla propria creazione: Tutto è uno!

Felicità

La felicità è uno stato di soddisfazione dovuto alla propria situazione nel mondo.

Nella sua evoluzione la felicità si trasfigura in beatitudine che è lo stato di soddisfazione indipendente dal proprio rapporto con il mondo esteriore.

La felicità è lo stato dell’essere in sé e per sé. Tale stato si manifesta in 4 diverse dimensioni:

  1. La felicità come dimensione fisica o mondana dell’io.
  2. La felicità come dimensione metafisica o spirituale di sé.
  3. La felicità come il fine della filosofia.
  4. La felicità come diritto inalienabile del vivente.

La felicità non cade dal cielo, è un cammino che si compie giorno per giorno grazie al proprio corpo, alla propria anima, alle proprie comprensioni e alla capacità di condividersi con gli altri in modo positivo e propositivo. La felicità è una tua responsabilità.

Condivisione

Ogni atto prosociale trova il proprio senso e significato nella condivisione. È una nostra responsabilità condividere il bene comune inteso come commons: condivisione legale di informazioni utili a tutti per lo sviluppo e la fruizione del bene comune stesso.

Il bene comune è fruibile da tutti senza restrizioni al fine di mettere a disposizione conoscenze e competenze per favorirne lo sviluppo e la diffusione.

Il bene comune è riconoscibile nelle seguenti realtà:

  • Le risorse ambientali
  • L’acqua
  • La salute
  • La cultura
  • Le energie pulite
  • L’agricoltura

La condivisione è un andare verso l’altro per conoscersi e comprendersi nel rispetto delle singole differenze.

Fiducia

La fiducia fiorisce nella relazione con l’altro là dove si percepisca un’affinità elettiva che produca un senso di sicurezza rispetto a persone, situazioni, cose, ambienti.

Dare fiducia è un atto volitivo e volontario. Lo stato psichico improntato alla fiducia si sviluppa nei primi anni di vita e si fonda sulla dinamica affettiva e relazionale, fiducia/sfiducia che il bambino impara quotidianamente nel rapportarsi alla madre.

Osho (1931-1990) mio amato Maestro, afferma che la fiducia è sempre rivolta all’esistenza mai alle singole persone che spesso carichiamo di aspettative altissime per poi rimanerne delusi e annichiliti.

Amore

L’amore è un’affezione dell’anima che ci spinge a prenderci cura in modo incondizionato dell’oggetto d’amore.

L’amore nasce da un  rapporto selettivo ed elettivo con una persona, caratterizzato da sentimenti e stati affettivi quali: l’amicizia, la sollecitudine, la tenerezza, la solidarietà, la concordia.

Come insegna Socrate (469-399 circa AC) attraverso la voce di Platone (428-348 circa AC) nell’opera Dialoghi:

“L’amore è uno ma si manifesta in modi diversi”

  1. La filosofia è vista come amore per la sapienza.
  2. Amare incondizionatamente significa volere il bene dell’altro.
  3. Amore come bisogno e desiderio.
  4. Amore come compassione. Là dove compassione significa condivisione di una passione.
  5. Amore come scelta reciproca che rende le parti libere ed autonome di realizzare se stesse pienamente e di decidere di continuare a scegliersi giorno dopo giorno.

Infine troviamo l’amor di sé che Aristotele (384-322 AC) nell’Etica Nicomachea definisce una virtù tipica di:

“Colui che si appropria del bello e del bene e si dà ad esso in signoria e gli obbedisce in tutto”

Tale virtù non deve essere confusa con l’egoismo che si riduce ad una costante ricerca del piacere, dell’onore e della ricchezza esclusivamente ad uso personale.

Verità

Nel dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano la verità viene così descritta:

“Validità ed efficacia dei procedimenti conoscitivi”

Da questa definizione procedono diverse modalità di intendere la verità che qui analizzeremo brevemente.

  1. Verità come corrispondenza. Un fenomeno si ritiene vero quando si manifesta sempre in un determinato modo.
  2. Verità come rivelazione. A questa tipologia appartengono le verità di fede contenute nelle Sacre Scritture.
  3. Verità come conformità ad una regola. La conformità ad una regola avviene quando il criterio di verità preso in considerazione dimostra che la regola/concetto è universalmente valida e condivisa. L’oggettività di una conoscenza si fonda su criteri oggettivi: i paradigmi, i modelli di riferimento, gli archetipi.
  4. Verità come coerenza della realtà. A questa visione della verità risale il principio espresso da Friedrich Hegel (1770-1831) nell’opera: Filosofia del diritto: “Tutto ciò che è razionale è reale, tutto ciò che è reale è razionale”.
  5. Verità come utilità: tutto ciò che è ritenuto vero è di per sé utile poiché accresce la conoscenza della realtà.

Empatia

Empatia è una tra le parole più care alle scienze umane. La filosofia intende il termine empatia come partecipazione e fusione emotiva con l’altro.

In psicologia il concetto di empatia si amplia diventando:

“Consapevolezza e comprensione dei pensieri e delle emozioni di altre persone” (Luciano Mecacci, Dizionario Zanichelli delle scienze psicologiche)

Sigmund Freud (1856-1939) afferma che grazie all’empatia riesco a comprendere emotivamente nel profondo l’altro da me.

Il linguaggio dell’empatia è comprensione, condivisione e intimità con l’altro.

È un linguaggio che non ha bisogno di parole per trasmettere i propri alti contenuti ma soprattutto è una propensione dello spirito che solo l’anima può sentire e comprendere.

Le parole della prosocialità sono ciò che ci spinge all’azione per il bene di tutti

Come avrai ampiamente inteso ho voluto improntare questo discorso sulle parole della prosocialità partendo da una dimensione filosofica poiché il mondo prosociale trova nella filosofia le proprie radici etiche ed esistenziali.

La filosofia come amore profondo ed incondizionato per il sapere e per tutto ciò che è fisico e metafisico, significativo e significante per l’anima.

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