Prosocialità e relazioni di aiuto

Le relazioni di aiuto nel lavoro prosociale

Il lavoro prosociale si pone come obiettivo principale la promozione sociale e la creazione di relazioni di aiuto atte alla comprensione e risoluzione delle diverse forme di disagio esistenziale.

Attraverso gli interventi proposti nel lavoro prosociale si tende a tutelare i diritti di tutti coloro che vivono una condizione esistenziale di precarietà e difficoltà sentendosi emarginati ed isolati.

Il fondamento di ogni società civile è garantire a tutti i suoi membri il diritto di condurre una vita dignitosa e il lavoro prosociale ha il compito, attraverso la creazione di progetti e relazioni di aiuto significative, di pensare la differenza, tutelandola.

Vediamo ora insieme come questo diventi possibile.

Prosocialità e relazioni di aiuto
Nessuno ti può salvare ma nello stesso tempo nessuno si salva da solo

Il valore delle relazioni di aiuto nel lavoro prosociale

Ogni intervento in ambito prosociale deve fondarsi su ideali e valori condivisi.

Prima di procedere oltre è necessario fare chiarezza sul significato dei termini: ideale e valore che spesso si tendono ad usare indistintamente creando confusione concettuale.

Gli ideali sono principi assoluti, astratti, validi in sé e per sé.

I valori nascono dal progresso socio-culturale e dal mutamento costante della realtà.

I valori sono quindi soggetti ai cambiamenti e non hanno un carattere assoluto come gli ideali ma sono caratterizzati da inevitabile parzialità e provvisorietà.

Ora che abbiamo fatto chiarezza terminologica procediamo nella definizione e creazione dei passi necessari per creare una relazione di aiuto efficace nel mondo della prosocialità.

  • Orientamenti valoriali condivisi: si fondano sui principi etici ed educativi attraverso i quali la società governa le proprie difficoltà.
  • Lettura delle criticità: tale atto di comprensione della situazione deve essere impostato in forma interdisciplinare, applicando la metodologia più idonea per affrontare determinate realtà problematiche.
  • Seguendo la dinamica funzionale: Pensiero – Relazione – Azione è possibile creare e mettere in atto progetti efficaci e funzionali sul lungo periodo nella risoluzione delle criticità in atto.

Come si costruisce una relazione di aiuto efficace

Le relazioni d’aiuto sono dei rapporti specifici che si instaurano tra un utente e un operatore prosociale.

Tali relazioni si propongono come relazioni di sostegno, tra l’utente che si trova a vivere una realtà problematica e l’operatore che è in possesso delle competenze e degli strumenti operativi utili ad alleviare, affrontare e possibilmente risolvere e/o contenere, la situazione di difficoltà vissuta dall’utente.

Il rispetto è a fondamento di ogni relazione d’aiuto. Rispettare l’altro significa comprendere la persona nella sua dimensione soggettiva più profonda.

L’accettazione, è la capacità di accogliere la persona in sé e lasciarla libera di esprimersi attraverso comportamenti adeguati, motivando le proprie scelte, i propri valori, senza lasciarsi contaminare da giudizi affrettati.

L’ascolto, è il momento fondamentale di ogni relazione d’aiuto. Una parola, uno sguardo, un atteggiamento improvviso, persino il silenzio, permettono di oggettivare concetti e sentimenti. Grazie ad un ascolto adeguato, è possibile ridurre notevolmente il livello d’ansia e di angoscia di chi si trova a vivere una realtà problematica.

Infine l’empatia che permette all’operatore di dimenticare se stesso per immergersi nelle profondità del mondo dell’utente, partecipandovi attivamente, senza farsi fagocitare dalla situazione.

Le azioni guidate dall’empatia sono caratterizzate dalla comprensione cognitiva ed emotiva del vissuto altrui, conservando chiarezza nella valutazione e nella proposta di possibili soluzioni.

Cambiare non è facile ma è necessario per la propria evoluzione esistenziale

Analizzando le dinamiche di cambiamento e adattamento alla realtà problematica, si può osservare che ogni persona vive le difficoltà in modo soggettivo su differenti piani: cognitivo, emotivo, affettivo, sociale e relazionale.

Ogni cambiamento tende ad influenzare le seguenti dimensioni della vita:

  • Fisica
  • Psichica
  • Sociale
  • Relazionale
  • Culturale

Si possono individuare cinque dinamiche comportamentali e relazionali, per definire il percorso cognitivo ed emotivo messo in atto da un soggetto in difficoltà:

  • Rifiuto e negazione: la realtà non viene accettata così com’è, quindi si tende a negarla.
  • Rabbia: questa reazione emotiva è caratterizzata dalla domanda: “Perché proprio a me?” ed è accompagnata da sentimenti quali: collera, aggressività, rancore.
  • Patteggiamento: in questo momento il soggetto si mobilita cercando una qualsiasi via d’uscita e può decidere di chiedere aiuto.
  • Depressione: questo stato d’animo caratterizza la presa di coscienza della situazione, la realtà non può più essere negata e/o rifiutata.
  • Accettazione: inizialmente in questo stato emotivo predomina il silenzio e il bisogno di elaborare i propri vissuti per comprendere ciò che sta avvenendo e mettere in atto azioni consapevoli e necessarie per uscire dallo stato di difficoltà in cui si è sprofondanti.

Le principali dinamiche relazionali della persona in difficoltà

Quando la realtà presente si fa confusa, ambigua, irta di difficoltà, possiamo osservare secondo quali dinamiche l’utente e l’operatore tendono a relazionarsi.

L’utente presenta un’intimità ferita, incredula, tramortita, dove risuona il vuoto e il silenzio tipico del vissuto problematico.

La persona in difficoltà spesso presenta una tendenza all’introversione, una difficoltà espressiva delle proprie emozioni e una difficoltà di analisi introspettiva, utilizzando meccanismi di difesa quali: negazione e rimozione.

In contrapposizione alla negazione ci sono persone che si lasciano consumare dai sensi di colpa per la situazione che stanno vivendo e per non essere stati in grado di evitarla. Spesso questi soggetti faticano a chiedere aiuto e sentendosi profondamente in colpa assumono atteggiamenti aggressivi e sfiduciati nei confronti delle istituzioni.

Come affrontare il cambiamento grazie alle relazioni di aiuto

Come prima cosa è necessario imparare ad assumersi le proprie responsabilità non scaricando sempre la colpa dei propri problemi sugli altri. Si impara a cambiare partendo da se stessi e non volendo cambiare gli altri.

Affrontare la fatica del cambiamento significa valutare oggettivamente i propri punti di forza e di debolezza, elaborando la propria esistenza, comprendendo la propria storia individuale, familiare e relazionale; il proprio vissuto cognitivo, emotivo, sociale e culturale che ha portato alla situazione attuale.

Diversamente, è inutile soffermarsi a rimuginare e recriminare ciò che poteva essere ma non è stato, sviluppando un pensiero circolare sterile e depotenziante.

La vita è imprevedibile, sorprende continuamente, a volte positivamente altre volte negativamente, non ci sono regole per stabilire come e quando gli avvenimenti cambieranno il corso degli eventi ma ci sono comportamenti competenti che nascono da un lavoro costante su se stessi, frutto dell’elaborazione del proprio vissuto.

È importante prendere coscienza dei propri punti di forza e di debolezza, utilizzando i primi per compensare i secondi.

Solo in questo modo, sarà possibile realizzare un’autentica maturazione dell’io e una crescita cognitiva, emotiva, affettiva, sociale, relazionale ed etica che permetterà di affrontare la realtà fattuale nelle sue dinamiche alterne.

Il ruolo fondamentale dell’operatore nelle relazioni di aiuto

L’operatore si avvicina alla solitudine dell’utente condividendone il peso, sostenendolo nel momento di difficoltà attuale.

L’operatore deve procedere secondo la seguente dinamica:

Ascolto – Empatia – Relazione, aiutando il soggetto, attraverso la parola (il dialogo) a dirigere la sua energia psichica verso l’esterno e non verso l’interno.

Attraverso un intervento prosociale, l’operatore, usando come strumento il sostegno, nello specifico il colloquio motivazionale, tende a far uscire l’utente dall’isolamento in cui è costretto dal vissuto problematico che sta vivendo.

Per la realizzazione di un intervento prosociale efficace è necessario affrontare i bisogni di cui l’utente si fa portatore così come quelli indicati dalla sua famiglia.

Procedendo in questo modo, facendosi carico empaticamente delle difficoltà dell’utente, si passa dalla neutralità emotiva, tipica dell’obiettività che deve caratterizzare il lavoro di ogni operatore sociale, alla comprensione e realizzazione del sistema di pensiero della differenza, fondante una modalità di lavoro inclusiva e olistica.

Vedimi non guardarmi solamente

Ogni nuovo giorno porta in sé un enigma mai risolto se non nel gesto puro non dettato da nulla ma alimentato giorno per giorno dalla pazienza e dal silenzio

La persona (l’utente) è nella condizione emotiva caratterizzata dall’indicibilità che non è riscontrabile nell’ordine del discorso ma nella dimensione corporea del vissuto.

È fondamentale notare quali posizioni posturali, gestuali e mimiche presenta più frequentemente parlando di sé e della propria esistenza.

L’osservazione è sapienza, intesa come capacità di sguardo cogliendo l’altro a colpo d’occhio, fermarsi per osservare, vedere e comprendere con occhio attento e consapevole.

Si osserva ciò che è, ci si ferma per osservare ed osservarsi, sospendendo la facoltà di giudicare così come insegna Immanuel Kant.

Consequenziale all’osservazione, è lo spazio dedicato al silenzio e alla meditazione, dove il silenzio è la dimensione che permette di vedere la situazione problematica in modo oggettivo.

Infine come operatore criminologo mi pongo con tutta la semplicità possibile, divenendo testimone, in grado di ascoltare obiettivamente i racconti delle persone che stanno vivendo un momento di difficoltà, ascolto le loro storie, dove la narrazione permette l’incontro e a tratti lo scontro, legando e slegando destini.

Osservare – Ascoltare – Analizzare condividendo concetti attraverso parole che hanno il compito di lenire le ferite provocate dalle emozioni suscitate da un vissuto disfunzionale.

Ti condivido di seguito due contenuti dedicati al lavoro del criminologo:

Analisi dei principali step nella costruzione di una relazione di aiuto

Nella costruzione di una relazione di aiuto esistono vari passi da compiere insieme all’utente, analizziamoli insieme brevemente:

1) Sostegno emotivo: i vissuti emotivi che permettono uno scambio empatico tra utente e operatore, riguardano la comunicazione di sentimenti quali: vicinanza, sostegno, protezione, attraverso la messa in atto di interventi efficaci e condivisi.

2) Sostegno nell’affrontare le criticità: questa azione è possibile attraverso lo svolgimento periodico di colloqui per l’individuazione dei punti di forza e di debolezza, caratteristici del vissuto problematico dell’utente.

3) Sostegno ed integrazione familiare e sociale: questo intervento è possibile da attuare attraverso la costruzione di reti relazionali, tipiche nel lavoro prosociale, come per esempio: reti familiari, amicali, affettive, di vicinato, socio-assistenziali e istituzionali quali i servizi sociali territoriali.

4) Creazione di reti comunicative e relazionali: per sviluppare sicurezza nella relazione, attraverso contatti costanti tra gli enti pubblici e privati.

Analisi dei principali parametri d’intervento

  • Valutazione dell’assetto emotivo dell’utente.
  • Analisi e definizione degli atteggiamenti soggettivi nei confronti dell’esistenza.
  • Analisi degli atteggiamenti e delle dinamiche messe in atto dall’utente nei momenti di difficoltà, sottolineando come cambia il soggetto e quali nuovi atteggiamenti e comportamenti mette in atto in seguito al progetto in atto.
  • Nell’affrontare un vissuto problematico, ovviamente sgradito e penoso, l’io tende a mettere in atto i seguenti atteggiamenti emotivi e comportamentali: ansia, tristezza, depressione, vulnerabilità, rabbia, paura, aggressività.

Nei momenti di massima difficoltà è necessario ritrovare e sostenere i punti di forza dell’utente, momentaneamente offuscati da una naturale tristezza a tratti disperante che caratterizza l’attuale vissuto esistenziale problematico.

Risulta fondamentale vivere il quotidiano evitando di sfuggire alla realtà attraverso paradisi artificiali utilizzando alcol, droghe, farmaci o commettendo atti criminali pensandoli salvifici per la propria situazione.

Una logica conseguenza di quanto è stato appena detto, riguarda l’importanza che riveste la presa in carico della riorganizzazione del tempo dell’utente, supportandolo se necessario con l’aiuto di colloqui di sostegno motivazionale: individuali e/o di gruppo che divengono un punto di riferimento e una ripartenza per ritrovarsi e ricostruirsi una vita.

Ti lascio di seguito un link ad un mio libro dedicato ai progetti di rieducazione e risocializzazione di chi vive e ha vissuto un’esperienza detentiva: Vivere in carcere come mantenere relazioni significative

Saper chiedere aiuto

Non si deve mai dimenticare che ogni relazione d’aiuto si fonda sui colloqui di sostegno ma ciò che sta alla base di ogni intervento efficace, è la volontà individuale dell’utente di risolvere le proprie difficoltà, grazie ai diversi aiuti e servizi che il lavoro prosociale da sempre mette in atto e tende a promuovere e perfezionare.

L’intervento nel lavoro prosociale, si fonda sulla partecipazione degli utenti e dei diversi operatori dei servizi, organizzando un progetto che fondandosi sui colloqui di sostegno con finalità diversificate, a seconda dei progetti che si vogliono realizzare, permetta la promozione sociale di chi vi partecipa risolvendone le criticità e promuova una risoluzione pacifica dei conflitti tra le parti.

Seguendo il principio esistenziale del prendere in mano la propria vita, facendo leva sulle risorse residue del soggetto, piuttosto che limitarsi ad analizzare e sostenere con interventi imposti dall’esterno, i punti di debolezza di cui l’utente è portatore, un intervento olistico e consapevole permette alla persona, dopo un’iniziale intervento di sostegno, di recuperare la propria autonomia o comunque parte di essa.

Le risorse emozionali, relazionali, valoriali, sociali e culturali, generano competenze, capacità reattive che permettono alla persona di effettuare su di sé e nella propria vita dei cambiamenti attraverso azioni consapevoli.

In conclusione

Possiamo così sintetizzare, i momenti salienti che il lavoro prosociale indica come basi costitutive nella creazione di relazioni d’aiuto e sostegno efficaci:

  • Chi si fa portatore di un problema, è sempre e comunque una persona portatrice anche di risorse per la risoluzione delle proprie criticità.
  • Per la realizzazione di un intervento efficace è necessario fare leva sulle seguenti caratteristiche comportamentali: fiducia, volontà e disciplina.
  • Gli effetti concreti di miglioramento vanno valorizzati e posti come punti di riferimento quindi di forza, per proseguire la messa in atto di qualsiasi tipologia di intervento.
  • Ogni cambiamento deve sempre riferirsi ad un contesto specifico. In caso di ampie criticità è meglio procedere suddividendo tanto gli interventi quanto la criticità stessa in sotto-problemi da affrontare uno alla volta.
  • Ogni vissuto emotivo è a sé, per questo prima di pensare ad un qualsiasi intervento, è necessario conoscere e comprendere i diversi elementi della storia personale e familiare di chi si è rivolto a noi alla ricerca di aiuto e di sostegno, trovando operatori aperti al dialogo e alla condivisione.

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