paura

Chi ha paura nel bosco di sera quando tutto si fa silenzioso e buio?

Immagina di camminare in un bosco di sera, quando le ombre si allungano spettrali togliendo spazio alla luce, dimmi hai paura? Ansia, insicurezza, senso di precarietà, impermanenza, sono certa che conosci bene questo tipo di sensazioni.

Come so che alcune volte hai provato quel vuoto alla bocca dello stomaco e la vertigine che ti fa sentire tutta la pesantezza della vacuità dell’essere.

Da dove viene questa paura? Com’è possibile affrontarla e superarla?

Nervi saldi! Iniziamo il cammino lungo il sentiero che si inoltra nel nostro bosco interiore.

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La paura è un istinto naturale ma quando è eccessiva ti paralizza e ti impedisce di vedere la realtà lucidamente

Hai paura nel bosco di sera?

La paura è una strana sensazione. Da una parte è positiva, in quanto ti permette di difenderti dalle insidie presenti in natura ma d’altra parte è limitante, perché spesso, è per paura che non ci provi neppure a realizzare i tuoi sogni.

Ogni volta che devo uscire dalla mia zona di sicurezza mi sento a disagio, impacciata e un leggero velo d’ansietà avvolge i miei movimenti.

Le domande che mi ritornano alla mente sono sempre le stesse: cos’è la sicurezza? Perché il bisogno di sicurezza è tanto urgente? E ancora, la paura è sempre una buona consigliera?

La sicurezza, viene descritta come una condizione oggettiva esente da pericoli o comunque una garanzia contro eventuali rischi. 

Ammettiamolo, questa descrizione di sicurezza non è minimamente rassicurante anche perché la vedo poco realizzabile e ancor meno mi convince:

“Sicurezza come condizione caratterizzata dal sentirsi al sicuro, prevenzione, eliminazione parziale o totale di danni, pericoli, rischi”.

Ormai in preda ad un’ansia dilagante provo a rilassarmi e riflettere su queste definizioni per comprenderne l’impatto nella quotidianità.

Paura? La vita per sua natura è insicura

Pur sapendo razionalmente che di sicuro e certo in questa esistenza c’è solo la morte e che ogni attimo può presentare delle sorprese piacevoli quanto spiacevoli, quel senso di insicurezza che risuona come vacuità nella pancia, è comunque una cosa diversa e indipendente dall’essere più o meno al sicuro.

Essere al sicuro e sentirsi al sicuro, di fatto, non sono sinonimi. Così come non sono simili gli stati d’animo di chi si sente sicuro e a proprio agio in ogni situazione, da chi, diversamente, si sente sempre sulle spine e vive l’esistenza nella paura che gli capiti qualche cosa di brutto.

Inoltre le notizie che ascoltiamo ogni giorno non sono certo rassicuranti e amplificano questo stato di paura e insicurezza personale e sociale, aggravato dal bisogno di approfondire sempre più, quasi in modo morboso, le notizie più cruenti per trovare un modo efficace per difendersi e sentirsi al sicuro.

Qualsiasi programma di informazione, più o meno attendibile, negli ultimi anni si è dotato di esperti nella descrizione dei particolari più incresciosi se non addirittura raccapriccianti di delitti e violenze.

Lo sport nazionale: ‘butta il mostro in prima pagina’ è ormai una consuetudine e spesso si sentono tali e tante banalità da risultare offensive per le vittime  di reato e per le loro famiglie.

La morbosità come strumento disfunzionale per esorcizzare la paura

Il diritto d’informazione è alla base di ogni democrazia. Diversamente la morbosità e il macabro spettacolo della violenza, utilizzata come intrattenimento, è pura oscenità.

Questa morbosa curiosità ci colpisce un po’ tutti con la funzione atavica di farci esorcizzare la paura. Da qui nasce il bisogno di spettacolarizzare la violenza per vincere la noia, la paura di esistere o peggio, di passare inosservati.

Lo spettatore, quasi ipnotizzato, vive nella speranza di divenire co-partecipe nel riscattare il triste destino della vittima pur subendo, consciamente o inconsciamente, il fascino del carnefice.

Siamo diventati una società di guardoni, sempre pronti a puntare il dito, nella convinzione che ‘certe cose’ riguardano solo gli altri poiché nella nostra zona di sicurezza ‘quelle cose’ non possono avvenire. Chissà quante volte la vittima avrà pensato la stessa cosa.

Chissà quante volte una donna salendo in macchina per l’ennesimo chiarimento dopo una rottura avrà pensato: ‘Non corro nessun rischio. Lui non è così!”

Mi fa paura camminare nel bosco di sera e da un po’ di tempo non mi sento sicura in nessun luogo. Forse le ragioni di  questa insicurezza e di questa paura sarà meglio che inizio a cercarle dentro di me piuttosto che là fuori.

Se hai paura e stai vivendo sulla tua pelle questa sensazione di insicurezza, ansietà, vacuità dell’esistenza, non temere di contattarmi e se hai trovato interessanti queste riflessioni ti chiedo di condividerle.

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