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Rieducare e risocializzare: come uscire dal vuoto di una cella

Rieducare e risocializzare è davvero possibile? Ha senso investire nel recupero di chi delinque e magari è recidivo? Esistono soggetti irrecuperabili che sembrano votare la propria esistenza al male?

Quanto è importante l’età di chi delinque se si vuole intraprendere un percorso di rieducazione e risocializzazione?

Il carcere è la risposta più adeguata per il recupero del reo?

In questo articolo voglio provare a dare una risposta a questi interrogativi che spesso sono alla base di tanta insicurezza sociale.

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Il carcere ho il compito di rieducare e risocializzare chi commette un reato

Rieducare e risocializzare

Ho sempre creduto fermamente e l’esperienza come operatore volontario in carcere me l’ha confermato che per sua natura l’uomo non è né buono né cattivo. Sono convinta che ognuno di noi viene al mondo con il suo bagaglio di doti e difetti, luci ed ombre.

A primo acchito mi è capitato più volte di giudicare negativamente una persona che con il tempo si è dimostrata positiva e viceversa, di aver giudicato positivamente una persona che di positivo ha mostrato di avere ben poco. Con l’esperienza ho imparato, spesso a mie spese che giudicare frettolosamente, persone e situazioni, è sempre pericoloso.

Le scienze umane hanno dimostrato che il comportamento individuale viene condizionato dai seguenti fattori:

  • Ereditarietà e ambiente
  • Educazione familiare e sociale
  • Istruzione e formazione
  • Esperienze vissute

Ogni singolo individuo ha la sua storia personale e agisce in base ad essa.  Troppo semplice parlare di coerenza, di buoni principi, di rigore e moralità. Il buonismo è un falso valore, una moda che crea insicurezza sociale, grazie anche all’inettitudine di un sistema incapace di garantire pene certe e sicure che valgano come risarcimento morale per le vittime e diano l’opportunità per creare dei percorsi educativi e risocializzanti affinché chi delinque, una volta ritornato in libertà a fine pena, possa decidere di non delinquere più.

Per creare sicurezza sociale sono fondamentali due cose:

  1. La certezza della pena
  2. Un serio investimento per il recupero del reo

Rieducare per recuperare

Tralasciando qualsiasi atteggiamento paternalista, rieducare significa motivare una persona a portare alla luce le proprie potenzialità per cambiare la propria esistenza.

I metodi rieducativi sono infiniti ma senza la volontà del singolo, di cambiare la propria vita, non si va da nessuna parte. I fondamenti della rieducazione sono:

  1. Il rispetto di sé per creare rispetto verso gli altri. Il rispetto è un sentimento prezioso che porta a riconoscere il valore proprio e altrui. Diversamente, dalla mortificazione, raramente nascono buone intenzioni e tanto meno azioni efficaci.
  2. La presa di coscienza del reato commesso. Qui non sto parlando di pentimento e senso di colpa, sentimenti che spesso vengono strumentalizzati dalla difesa del reo ma di una reale comprensione del crimine commesso, capendo empaticamente ciò che si è fatto, guardando la realtà dal punto di vista della vittima e della sua famiglia.
  3. La comprensione del bene e del male. Vi garantisco che non mi è mai capitato di incontrare nessuno che non fosse in grado di distinguere il bene e il male se non persone mentalmente gravemente compromesse. Diversamente di giustificazioni ne ho sentite così tante da poter scrivere un libro.

Risocializzare per recuperare

La risocializzazione è il processo che permette il reinserimento, di chi ha scontato la propria pena, nella vita sociale e civile. I fondamenti della risocializzazione sono da ricercare nella comprensione delle principali competenze sociali quali:

  1. Insegnamento delle elementari tecniche di problem solving: riguardanti specificatamente la soluzione pacifica dei conflitti. In particolar modo si deve fare leva sulle capacità individuali di autocontrollo della persona potenziandone le dinamiche.
  2. Acquisizione di nuove capacità tecniche professionali. Non dimentichiamo mai che il lavoro è alla base di ogni progetto di reinserimento nella vita attiva. Senza un lavoro è ovviamente più facile ritornare a delinquere.
  3. Sviluppare tecniche di comunicazione verbale efficaci. Tali tecniche comunicative hanno lo scopo di facilitare il dialogo e contenere l’aggressività.
  4.  Imparare a collaborare con gli altri. Il valore del lavoro di gruppo permette di riconoscersi come identità individuale insieme agli altri, è così che nasce e fiorisce il sentimento dell’empatia.

Rieducare e risocializzare è sempre possibile

I processi di rieducazione e risocializzazione devono procedere costantemente durante l’intero periodo di detenzione. Se ciò non avviene è impossibile affrontare un qualsiasi recupero di chi delinque, creando in tal modo un danno al reo, ai suoi familiari, rinnovando il dolore della vittima e della sua famiglia, causando nuove situazioni future di insicurezza sociale.

Per chiunque abbia conosciuto la vita in carcere: detenuti, familiari, operatori, polizia penitenziaria ecc… risulta evidente che il sistema rieducativo e risocializzante deve essere profondamente riformato per rendere possibile il recupero di chi delinque.

Attualmente il sistema penitenziario se non rare eccezioni, è al collasso e non esaudisce più la sua funzione rieducativa e risocializzante. Non basta creare nuovi istituti penitenziari, attraverso la costruzione di strutture rese più vivibili ma bisogna rivedere i protocolli, i progetti e i programmi che permettono efficacemente la rieducazione e la risocializzazione del  reo.

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3 Commenti

  1. La realtà carceraria, attualmente, è troppo variegata, e purtroppo il carcere è diventato una pattumiera sociale. Ritengo che, nelle condizioni attuali, e senza una rivoluzione del sistema, la cosiddetta riabilitazione del detenuto resti soltanto una eccezione. Ho esperienza di carcere e di malavita, oggi alla mia età ( 73 anni) mi sono rimaste poche energie, ma in ogni caso non ho fiducia che qualcosa possa cambiare nel breve termine.

    1. Ciao Cesare capisco bene lo sconforto delle tue parole ci sono momenti come questo aggravati da questa infausta pandemia che non aiutano. Tutti parlano di riformare il sistema ma poi nessuna affronta quella che tu giustamente chiami rivoluzione del sistema.
      Il cambiamento richiede coraggio e soprattutto trasformazione di una mentalità ormai inaccettabile. La soluzione infatti non è quella di costruire nuovi istituti penitenziari, come molti gridano a gran voce, ma cambiare modello per la gestione della detenzione e basterebbe guardare ai paesi che questa riforme le hanno fatte già da molto tempo.
      Le Istituzioni dovrebbero mettersi intorno ad un tavolo e discuterne con la volontà di cambiare e non affidarsi alla volontà di pochi che veramente credono che il cambiamento sia possibile.
      Ognuno di noi quindi faccia la propria parte perché questo cambiamento avvenga e la nostra società divenga quel luogo civile e aperto all’altro che ancora non è.
      Sui tempi concordo con te siamo lontani dalla realizzazione ma iniziamo a compiere i primi passi cogliendo proprio questo momento di profonda crisi per cambiare

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