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Vittimologia: lo studio sistematico delle vittime di reato

La vittimologia si fonda sullo studio sistematico della vittima di reato analizzandone le caratteristiche psico-fisiche, ambientali, socio-culturali e la relazione che intercorre tra lei e l’autore di reato.

Comprendere la vittima è fondamentale per comprendere le motivazioni che hanno mosso l’autore di reato ad agire.

Inoltre dare voce alle vittime significa dare giustizia a chi, troppo spesso, per motivi di forza maggiore è ridotto al silenzio.

Se sei interessato a questo argomento della criminologia leggi questo articolo sono certa che ti sarà utile per fare chiarezza.

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Ogni vittima chiede e aspetta giustizia

Vittimologia: cosa significa?

La vittimilogia studia la vittima di reato comprendendone il comportamento, la personalità, le caratteristiche biologiche, psicologiche, etiche, sociali e culturali. Inoltre, ha il compito di ricostruire la relazione con il reo e il ruolo che assume la vittima nella criminogenesi e nella criminodinamica del reato in cui viene coinvolta.

Vittimologia: “Lo studio della vittima del crimine, della sua personalità, delle sue caratteristiche psicologiche, morali, sociali e culturali, delle sue relazioni con il criminale e del ruolo che ha eventualmente assunto nella genesi del crimine” Gianluigi Ponti – Compendio di criminologia

Parlare di vittimologia in ambito criminologico è sempre difficile, in modo particolare se la vittima è un minore.  Per questo motivo ho scritto una guida sull’ascolto protetto del minore.

Chi sono le vittime

La vittimologia studia ogni tipo di violazione dell’integrità fisica, psichica, dei diritti e della libertà.

Esistono diverse tipologie di vittime:

  • Vittime di azioni penalmente sanzionate. In tali reati predomina la volontà dolosa di colpire un determinato soggetto sia esso fisico o simbolico.
  • Vittime dei loro stessi comportamenti. Si pensi a chi abusa di sostanze stupefacenti, alcol, farmaci, causando incidenti stradali, sul lavoro ecc.
  •  Vittime della disperazione. Chi delinque per necessità di sopravvivenza. Un esempio: chi ruba un panino al supermercato.
  •  Vittime del fanatismo. Questa categoria vittimologica comprende tutti coloro che subiscono episodi di discriminazione. Ricordiamo l’olocausto, i genocidi per motivi razziali, il fanatismo religioso, politico, violenze di genere, discriminazioni socio-economiche, sino ad arrivare alla violenza negli stadi.
  •  Vittime del senso dell’onore. In questi reati la persona che viene colpita in genere rifiuta un comportamento condiviso dalla sua comunità di appartenenza e per questo deve essere ‘punita’ o comunque limitata nelle sue libere decisioni e azioni. Un esempio, il rifiuto del velo da parte delle giovani donne islamiche che vogliono vestirsi all’occidentale.
  •  Vittime della suggestione e imitazione. Tali soggetti, generalmente fragili, tendono ad emulare un comportamento deviante messo in atto da un proprio leader. Un esempio il suicidio di massa tipico in alcune sette religiose.
  •  Vittime autolesioniste. Queste vittime tendono ad infliggersi un danno. Tagliarsi, farsi volutamente del male, mettersi in situazioni pericolose, sino ad arrivare ad atti estremi come il suicidio.
  •  Vittime che subiscono violenze ‘sociali’. In questa categoria rientrano i soggetti deboli: minori, donne, anziani, disabili. Nello specifico penso ai crescenti atti di bullismo, stalking, truffe e raggiri verso gli anziani.

Le vittime non chiedono pietà, meritano giustizia

La vittimologia studia la relazione che sussiste tra la vittima e il suo aggressore.

A questo proposito si rende necessario analizzare in che rapporto si pongono vittima e reo riprendendo l’analisi delle diverse tipologie vittimologiche.

  • Predisposizione inconscia alla vittimalità tipica di chi presenta tratti ‘pericolosi’ del carattere quali: la collera, la remissione, l’imprudenza, la negligenza, l’avidità. Tali caratteristiche rendono il soggetto particolarmente vulnerabile e a rischio di diventare vittima di reato.
  •  Vittime occasionali. In tali frangenti il comportamento delle vittime non ha influenzato in alcun modo la genesi del reato. Il reo non ha scelto specificatamente quella vittima ma la vittima è stata del tutto casuale.
  •  Vittime preferenziali. In questo caso le vittime vengono scelte deliberatamente per chi sono o per quello che rappresentano.
  •  Vittime simboliche. Questo tipo di vittime vengono colpite in quanto rappresentano un simbolo che il reo vuole colpire come atto dimostrativo della propria forza. Ricordiamo in particolare gli attentati contro i giudici antimafia e gli attentati terroristici.
  •  Vittime trasversali. Là dove non è possibile colpire direttamente chi si vuole colpire, si colpiscono le persone che gli sono vicine. Tipici gli attentati contro i parenti dei pentiti di mafia.
  •  Vittime attive. Sono tutte quelle persone che vengono aggredite durante lo svolgimento del loro lavoro in difesa dello Stato e dei suoi cittadini. Le forze dell’ordine, le forze armate, i rappresentanti dello Stato in quanto simboli di legalità e giustizia.
  •  Vittime aggressive. Sono tutti coloro che, vittime loro malgrado, si difendono aggredendo a loro volta, come nel caso della legittima difesa.
  •  Commettere un delitto in caso di necessità. Un esempio: bloccare un’aggressione a carico di terze persone.
  •  Vittime provocatrici. Gli esempi più comuni di questa tipologia vittimologica si riscontrano nelle liti familiari e nelle liti condominiali. Spesso al reo durante il processo viene concessa un’attenuante in quanto ha agito in stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui.
  •  Vittime consenzienti. Tali vittime si riscontrano nei casi di eutanasia e nei casi di omicidio/suicido là dove la volontà è condivisa.

 La vittima non fa notizia

Come insegna l’esperienza, passate le reazioni emotive davanti al fatto di cronaca, la vittima non fa più notizia a differenza del reo che spesso diviene un simbolo se pur negativo, nell’immaginario collettivo.

La vittimologia si fa carico di non lasciar sole le vittime e le loro famiglie, garantendo che sia fatta giustizia e dove è possibile, sia data un’assistenza concreta alle vittime di reato per andare oltre il trauma fisico e psichico subito.

Uno stato civile ha il dovere di farsi carico del dolore delle vittime e delle loro famiglie, assicurando il reo alla giustizia attraverso una condanna ad una pena certa da scontare secondo le norme del diritto vigente.

Se questo articolo ti ha aiutato a comprendere meglio il valore etico oltre che giuridico della vittimologia ti chiedo di condividerlo e di lasciarmi un tuo commento. Per qualsiasi ulteriore informazione puoi contattarmi. Inoltre puoi seguirmi sul mio canale Youtube.

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